L'ambiguità della condizione degli ipovedenti, né ciechi né
normovedenti, può causare meggiori difficoltà psicologiche rispetto ai ciechi
assoluti, poiché essi devono combattere contro pregiudizi che rendono sovente
difficile la loro integrazione nel mondo dei normodotati. Per questo una reale
consapevolezza della malattia può facilitare un intervento psicologico di
sostegno e permettere di ottimizzare il residuo funzionale.
Vari TIPI di IPOVISIONE
I pazienti ipovedenti possono appartenere, a
seconda dei sintomi della loro minorazione visiva, ad una o più di queste
cinque categorie fondamentali.
SCOTOMA CENTRALE (visione diminuita della macula). L'alterazione
funzionale della macula, per lo più dovuta a degenerazione maculare senile, è
la prima causa di questo genere di menomazione, frequentemente provocata anche
dalla toxoplasmosi, dalle neuriti ottiche e dai focolai di coroidite. A questo
primo gruppo appartiene la maggior parte delle persone con minorazione visiva;
non potendo utilizzare la macula, la parte centrale della retina a più alta
risoluzione del dettaglio, non riescono a leggere o a vedere dettagli a
distanza. In questo caso i pazienti devono imparare a fissare l'occhio al di
sopra o al di sotto di un oggetto, in modo che l'immagine cada sopra o sotto lo
scotoma centrale, sulla retina sana. A causa del numero ridotto di coni
presenti al di fuori della macula, la visione dell'immagine risulterà ridotta:
sarà dunque necessario ingrandirla in misura proporzionale alla sua distanza
dalla fovea (centro della macula) malata. L'immagine deve essere situata
(tramite fissazione eccentrica) subito fuori dallo scotoma onde evitare
ingrandimenti inutili e minimizzare l'angolo di visione eccentrica: più
l'immagine è lontana dalla fovea, maggiore sarà l'ingrandimento necessario e,
quindi, più corta la distanza di lettura.
Infine, dalla natura dello scotoma dipende
l'opportunità di fissare sopra, sotto o lateralmente al testo. Per ottenere con
successo la visione eccentrica, l'ipovedente da riabilitare deve conoscere bene
il proprio campo visivo e comprendere il procedimento per sapere quanti gradi,
al di sopra o al di sotto del testo, deve guardare. Il paziente deve quindi
imparare contemporaneamente a muovere il testo e a fissare con l'occhio
migliore nella posizione più corretta mediante l'aiuto della accomodazione o di
lenti ipercorrettive.
AMBLIOPIA (riduzione della vista senza una evidente lesione
organica dell'occhio). Appartengono a questa categoria le persone affette da
ambliopia dovuta a strabismo non curato e a vizi refrattivi trascurati, come
miopi o ipermetropi gravi non corretti, e la maggior parte dei portatori di
retinopatia diabetica. In questi casi il campo visivo centrale è omogeneamente
ridotto come sensibilità, ma non come ampiezza. Nella lettura i pazienti devono
utilizzare, a causa della bassa acuità visiva, ausili ottici o altri ausili.
PERDITA DELLA VISIONE PERIFERICA (visione periferica limitata, ma visione centrale
presente). Appartengono a questo gruppo le persone che non riescono a usare la
periferia della retina, ma hanno ancora una visione centrale residua. Si tratta
di pazienti per lo più affetti da retinite pigmentosa o da glaucoma cronico;
hanno gravi difficoltà di orientamento e, in caso di visus inferiore ai 2/10,
di deambulazione senza l'aiuto del bastone bianco, del cane guida e di altri
ausili per la mobilità. Montando sui normali occhiali correttivi dei piccoli
grand'angoli è possibile allargare il loro campo visivo del 30%; inoltre,
ingrandimenti relativamente forti, forniti da vari tipi di ausili ottici per
vicino, consentono al paziente di leggere la stampa normale. Nella lettura
l'impedimento più grave è dato dal loro vedere soltanto poche lettere alla
volta (talvolta anche solo una parte di let-tere) in ogni campo di fissazione,
cosa che riduce notevolmente la velocità di lettura. Chi ha subito una perdita
della visione periferica deve imparare a muovere gli occhi per brevi tratti
alla volta, facendo pause frequenti per ogni riga di testo; in alternativa può
tenere gli occhi fermi muovendo il testo entro la visione centrale residua.
NISTAGMO ANOMALO (difficoltà di movimento degli occhi). In questo
gruppo sono situati i pazienti che non sono in grado di controllare il
movimento degli occhi. Tale difetto può essere congenito o trarre origine da
una ridotta visione bilaterale nella prima infanzia; cataratta congenita o
albinismo possono talvolta accompagnarsi al nistagmo anomalo. Il paziente deve
imparare a muovere la testa invece degli occhi, adottando quindi un diverso
modo di lettura che permetta agli occhi di rimanere il più possibile stabili,
in una posizione in cui il nistagmo sia di minore intensità. E', inoltre,
necessario evitare l'accomodazione e la convergenza che talvolta accentuano il
nistagmo.
DEFICIT
PARACENTRALI (visione paracentrale
ridotta, ma con persistenza di visione centrale e periferica). La maggior parte
degli appartenenti a questa categoria è costituita da pazienti affetti da
retinopatia diabetica con maculopatia edematosa. L'edema, che si localizza
intorno alla fovea, lascia una acuità visiva centrale apparentemente buona
(2-4/10). Il campo visivo è caratterizzato da una sensibilità retinica quasi
normale, circondata da una sensibilità maculare molto bassa. Le difficoltà
insorgono nella lettura, poiché l'edema non consente la percezione di un
numero sufficiente di lettere contigue.
|